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Perché scegliere di studiare le abilità?

Perché scegliere le abilità? Perché la vita si può affrontare in due modi:

  1. Vivere a casaccio.
    Si vive la vita come viene, ma in quel caso è la vita stessa che mi porta. Io sono spettatore, come in un cinema in 4d. È come fare un viaggio, ma stare dalla parte del passeggero: non guido io, né decido davvero dove andare. Una vita impostata così, può finire in due modi.
    Il primo si basa sul fatto che ho fortuna.
    Vivo serenamente a lungo perché la vita tutto sommato va bene, ho quello che mi piace e non importa com’è arrivato. Comunque sia, le cose che arrivano si basano sulla fortuna, che in questo caso ha girato bene.
    E se gira male? In tal caso le cose cambiano. Qualsiasi cosa io faccia va male. Vedo sempre tutto nero e ho la nuvoletta o un vero e proprio nubifragio sopra la testa. Non va mai bene niente e non ottengo mai ciò che desidero.
  2. Vivere con abilità.
    L’alternativa è apprendere come funzionano le abilità, come funzionano le abilità di relazione, comprendere la vita e le sue regole, scegliere! Sono in macchina, ma sono sul lato del guidatore: io scelgo la direzione che voglio prendere nella mia vita.

Come andrà la vita se si usano le abilità?

Anche qui di base abbiamo due opzioni: scelgo obiettivi, progetto, compio azioni, ho risultati. E sono felice. Guido la vita e la vita è mia!

Un’altra opzione è: funziona tutto come prima, ma non riesco subito. La strada è difficile, la macchina fa fatica e la vita non prende la direzione che vorrei.

Cosa cambia se non ottengo il risultato? Ti svelo un segreto: in realtà non cambia tanto!

Per quanto ottenere risultati sia utile, il risultato più importante è la sensazione di guidare davvero la mia vita. E io la mia vita continuo a guidarla. Quando va male posso imparare a comunicare, a lasciare andare, a gestire le tensioni e incanalarle nel tentativo di migliorare e di ottenere risultati. Non è cambiato niente: sono sempre dal lato del guidatore. Questo è usare le abilità.

Accontentarsi di sperare di essere baciati dalla fortuna funziona solo a metà.
Io scelgo di dare strumenti ai ragazzi perché vivano pienamente, emancipandosi. Questa è la Scuola delle Abilità.

Vieni a conoscerla!

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Un giorno di (stra)ordinaria comprensione

L’articolo che stai per leggere riprende idealmente il filo di quello scritto la settimana scorsa sulla comprensione. Se non lo hai letto, ti invito a darci un occhio.

Nasceva da un dubbio: sappiamo davvero cos’è la comprensione, oppure è qualcosa di fumoso e inafferrabile? Ho pensato che scriverne una sintesi potesse essere utile, ma non ne ero certo. Mancava qualcosa. Quel qualcosa è arrivato ieri, grazie a Ilaria, mia moglie.

Ilaria qualche giorno fa si è è trovata a chiacchierare con un’amica. L’amica ha bisogno di parlare tanto. Alla fine le dice:

«Mi sento davvero bene dopo questa conversazione. Non so nemmeno spiegare perché.»

Ha una sensazione intensa la sua amica, come se si sentisse piena e leggera al tempo stesso. È qualcosa di inedito, che non riesce a spiegare e soprattutto, non sa cos’è.
Mia moglie ci pensa. Hai presente Archimede Pitagorico, nei fumetti di Paperino, quando gli si accende la lampadina in testa? A Ilaria quel giorno succede uguale.
«È perché ti ho compresa!» dice infine.

lampadina
Eureka! Era la comprensione!

E le spiega per filo e per segno cos’è la comprensione e come funziona. Quella sensazione di benessere era la comprensione!

Questo esempio, tratto da un episodio realmente accaduto, è molto importante. Come abbiamo già visto, la comprensione è un elemento fondante delle relazioni, ma non sempre si sa cos’è. Al punto che, quando viene data, non si sa riconoscere. Ci sentiamo bene, ma non sappiamo perché.

La comprensione è importante come mangiare sano e respirare aria buona, però alle persone arriva in modo sporadico, casuale. Ogni tanto sì, ogni tanto no, ogni tanto forse.
È un po’ come il tempo: oggi piove, domani le previsioni dicono di no – ma poi, quando mai ci azzeccano? – e dopodomani? Già non si sa più cosa accadrà. E l’estate come sarà? E l’inverno? Posso programmare una gita da qui a tre settimane? Parto per il mare, ma ho sempre il pensiero che forse il tempo mi rovinerà la vacanza.

Pensa invece come ti sentiresti, se sapessi con certezza che partendo per il mare troverai sempre il sole.

Il punto importante è questo: se so riconoscere come e quando avviene la comprensione, posso replicare questa condizione sempre. Niente più comprensione a caso. Quando voglio essere compreso so come fare. Quando voglio comprendere, anche.
Immagina di comunicare e di essere compresa/o sempre.

Ogni volta che qualcuno ti ascolta, ti comprende.
Ogni volta che tu ascolti qualcuno, lo comprendi.
Immagina che a ogni comunicazione, segua sempre la comprensione.
Moglie e marito si comprendono sempre.
Genitori e figli si comprendono sempre.
Gli amici, fra di loro, si comprendono sempre.
Sul lavoro, i colleghi riescono a comprendersi sempre.

È utopia? Ovviamente sì. Ma non perché sia impossibile.
Al momento è solo troppo difficile. Non abbiamo ancora le abilità e la conoscenza per capire che tutto funzionerebbe meglio con la comprensione.
È solo questo che ci manca: conoscenza e abilità. La conoscenza per capire che la comprensione è un meccanismo che si può replicare sempre, a ogni comunicazione, e che le abilità per ottenerla si possono apprendere.

Perché almeno in alcuni ambiti della vita, questa utopia deve essere possibile. In famiglia si può realizzare. Pensa a una famiglia dove la comprensione sia stabile. Pensa a una moglie e un marito che sono certi di ricevere comprensione quando comunicano. E anche quando ferite, tensioni e incomprensioni ci dovessero essere, come in tutte le coppie del mondo, sarebbero risolte in fretta perché la comprensione è ormai diventata un fatto ordinario. Come il pranzo e la cena, che arrivano sempre. Nessuno si domanda: ma oggi mangeremo? È certo che si mangia! E la comprensione? Sempre anche quella!

La comprensione deve diventare così: certa e stabile. Almeno in famiglia, nelle relazioni più importanti, è utile spendersi per ottenere questo risultato.

Si può e si deve, mi verrebbe da dire. E si deve proprio perché si può. Basta sapere come fare.

Qui in InformAzioneCrescita ci siamo formati per trasmettere questa conoscenza. A breve avremo le date per i prossimi corsi di Abilità&Progetti, le cui prime lezioni sono proprie dedicate alla comunicazione e alla comprensione.
Per i ragazzi invece è già attivo il bellissimo percorso della Scuola delle Abilità, uno studio che fornirà loro utili strumenti per vivere la propria vita al meglio.

E la tua esperienza con la comprensione com’è? Sei certo di trovare bel tempo ogni volta che vai in vacanza? O hai ancora margini di incertezza?
Facci sapere la tua opinione, e alla prossima!

 

ps: ringrazio mia moglie Ilaria che mi ha permesso di raccontare questo episodio.

A che mi serve la comprensione?

Spesso la comprensione non si sa bene a cosa serva. Sì, è una bella cosa, ma se anche non la si ottiene si va avanti uguale. Una cosa che si sente spesso dire in giro è il classico: “Io le cose gliele ho dette, poi se vuole capire, capisce. Altrimenti, pazienza.”
Credo che per molte persone ricevere comprensione sia ancora un fatto sporadico, casuale o abbastanza sconosciuto. Ho pensato quindi che valesse la pena di scriverci due righe.
Sarà stata una buona idea? Me lo farai sapere alla fine di questo post!

Cos’è la comprensione?

Partirò da lontano.
Comprensione deriva dal latino cumprehendere, cum = insieme, prehendere= prendere. Quindi comprendere è prendere insieme, contenere in sé. Continua la lettura di A che mi serve la comprensione?

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Perché farsi buoni amici

Gli amici sono importanti. Avere una propria rete di relazione è importante. Ma quanto? E perché?


Pensa all’aria: se è poca, viziata, stantia, sporca, si respira male. Se manca del tutto, non si respira per niente. In quel caso, per quanto possa essere bravo in apnea, non ho speranza sul lungo periodo. Con le relazioni è uguale.
Perciò in questo articolo parlerò dell’importanza di avere buoni amici. Continua la lettura di Perché farsi buoni amici

L’impegno dei genitori

La società cambia, i ragazzi cambiano, la scuola cambia… e l’Educazione? Come stare al tempo con i cambiamenti, nell’ambito dell’Educazione?

Io ho trovato questa ottima risposta e ho il piacere di condividerla con voi, si chiama “L’arte di educare” dell’autrice Silvana Tiani Brunelli.

La dott.ssa Tiani ha dedicato vent’anni di ricerca nell’ambito dell’educazione al servizio dei bambini, ragazzi e dei loro educatori, è presidente dell’Associazione Vitae ONLUS che si impegna nel volontariato per la qualità dell’educazione e del Centro Studi Podresca. L’associazione propone studi ed esperienze per lo sviluppo delle abilità umane, per migliorare le relazioni interpersonali e per elevare la qualità della vita nel mondo dell’infanzia e dei giovani. Continua la lettura di L’impegno dei genitori